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Grande autoemoterapia
con ossigeno-ozono

Grande autoemoterapia Rapallo · GAE · Via sistemica · Sistema chiuso · Tigullio

La grande autoemoterapia — GAE — è la via sistemica dell'ossigeno-ozonoterapia. Una quantità definita di sangue viene prelevata, messa a contatto con una miscela di ossigeno e ozono a concentrazione calibrata all'interno di una sacca sterile monouso, e reinfusa per la stessa via venosa. È una procedura tecnicamente semplice ma non banale: la sicurezza dipende interamente dal rispetto del rapporto tra volume ematico e dose di ozono, dalla modalità di miscelazione e dalla selezione del paziente. Questa pagina spiega come la eseguo, in quali casi la propongo e — altrettanto importante — in quali casi non la propongo.

Che cos'è la grande autoemoterapia

Nell'ozonoterapia locale la miscela O₂-O₃ viene iniettata direttamente nel tessuto bersaglio: accanto alla radice nervosa, dentro l'articolazione, attorno al tendine. È l'approccio che utilizzo nella grande maggioranza dei casi, ed è quello con la base di evidenza più consolidata. La grande autoemoterapia segue una logica diversa: non porta l'ozono al tessuto, ma utilizza il sangue del paziente come mezzo attraverso cui la risposta biologica all'ozono viene distribuita per via sistemica.

Il sangue viene raccolto in una sacca sterile monouso certificata e messo a contatto con la miscela in sistema chiuso, senza che l'ago venga rimosso dalla vena tra il prelievo e la reinfusione. Questo dettaglio non è formale: elimina i passaggi di manipolazione e con essi il rischio di contaminazione e di scambio di campione. La miscelazione avviene per movimenti lenti e controllati — l'agitazione manuale energica è la causa più frequente di emolisi del campione, ed è un errore evitabile. La reinfusione è lenta, con il paziente monitorato per tutta la durata della seduta.

Sacca sterile monouso per grande autoemoterapia con ozono durante una seduta nello studio di Rapallo: il sangue prelevato è a contatto con la miscela ossigeno-ozono in sistema chiuso, con la scala graduata dei volumi visibile sulla sacca
Seduta di grande autoemoterapia nello studio di Rapallo. Il sangue prelevato resta in sacca sterile monouso a contatto con la miscela O₂-O₃; la scala graduata sulla sacca consente di verificare il volume trattato. Il circuito non viene mai aperto tra il prelievo e la reinfusione.

L'ozono non viene mai somministrato per via endovenosa diretta. Nella grande autoemoterapia agisce sul sangue prelevato, all'interno di una sacca chiusa, e ciò che rientra in circolo è sangue del paziente.

— Dott. Luca Schiasselloni

Cosa succede al sangue trattato

Il contatto tra l'ozono e il plasma genera perossidi lipidici e specie reattive dell'ossigeno in quantità controllata. Sono questi mediatori, non l'ozono in sé, a raggiungere i tessuti e a innescare la risposta biologica. Il meccanismo è documentato a livello molecolare e si articola su tre livelli:

1

Risposta adattativa allo stress ossidativo controllato

Uno stimolo ossidativo di intensità calibrata attiva la via Nrf2/ARE, che induce l'espressione degli enzimi antiossidanti endogeni — superossido dismutasi, catalasi, glutatione perossidasi. È lo stesso principio dell'ormesi: una sollecitazione contenuta produce un potenziamento delle difese. Il punto critico è la dose: al di sopra della finestra terapeutica lo stimolo smette di essere adattativo e diventa danno.

2

Modulazione della risposta infiammatoria

I mediatori generati modulano l'attivazione di NF-κB e il profilo delle citochine circolanti, con riduzione dell'espressione dei mediatori pro-infiammatori. È lo stesso meccanismo documentato per l'infiltrazione locale, qui espresso a livello sistemico anziché nel singolo distretto.

3

Cessione di ossigeno e reologia eritrocitaria

Il trattamento induce un aumento del 2,3-difosfoglicerato eritrocitario, che sposta la curva di dissociazione dell'emoglobina e facilita la cessione di ossigeno ai tessuti (effetto Bohr). Migliora inoltre la deformabilità dei globuli rossi, con effetto sul microcircolo. È il meccanismo su cui si fonda l'impiego nelle patologie vascolari periferiche.

Cosa dice — e cosa non dice — la letteratura

Su questo punto preferisco essere esplicito, perché è il terreno su cui l'ozonoterapia sistemica viene più spesso raccontata male.

L'evidenza meccanicistica della grande autoemoterapia è solida e riproducibile: gli effetti su Nrf2, sul 2,3-DPG e sul profilo citochinico sono documentati in letteratura peer-reviewed. L'evidenza clinica è invece molto più limitata rispetto a quella dell'uso infiltrativo locale. I dati più consistenti riguardano l'ambito vascolare — arteriopatia periferica, lesioni trofiche, piede diabetico — dove esistono studi controllati. Per molte altre indicazioni con cui la GAE viene comunemente proposta, le evidenze sono preliminari o assenti.

150–200
mL di sangue trattati per seduta
25–40
μg/mL di concentrazione della miscela
6–10
sedute nel ciclo tipico

I parametri riportati sono indicativi e vengono definiti individualmente alla prima visita. Non sono presentati come garanzia di risultato.

La conseguenza pratica è semplice: non propongo la grande autoemoterapia come terapia sostitutiva di trattamenti con evidenza superiore, né come trattamento di prima linea per il dolore muscoloscheletrico localizzato — lì l'infiltrazione eco-guidata resta la scelta corretta. La valuto come approccio complementare, in casi selezionati, dopo aver spiegato al paziente quale sia il livello di evidenza di ciò che gli sto proponendo.

In quali casi la valuto

Quando non la propongo. Ci sono impieghi della grande autoemoterapia che circolano molto e che non trovano riscontro nelle evidenze disponibili. Preferisco dichiararli qui piuttosto che discuterne in ambulatorio davanti a un'aspettativa già formata.

  • Non è un trattamento oncologico, né un supporto alla terapia oncologica
  • Non è una terapia per le malattie neurodegenerative
  • Non è un trattamento anti-aging né un protocollo di benessere generico
  • Non sostituisce alcuna terapia farmacologica in corso, che non va mai sospesa di iniziativa

Controindicazioni e valutazione preliminare

La grande autoemoterapia è generalmente ben tollerata, ma è una procedura endovenosa e va trattata come tale. La selezione del paziente non è una formalità burocratica: è la parte della procedura che determina il profilo di rischio.

Il rischio tecnico principale è l'emolisi del campione, che si verifica quando il rapporto tra dose di ozono e volume di sangue esce dalla finestra terapeutica o quando la sacca viene agitata in modo energico. Entrambe le condizioni sono evitabili con una procedura corretta.

Come lavoro

Prima visita. Ricostruisco il quadro clinico completo, rivedo la terapia in corso e gli esami disponibili, e stabilisco se la via sistemica ha senso nel tuo caso o se il risultato è ottenibile con il solo trattamento locale. Se la GAE non è indicata, te lo dico. Se lo è, richiedo gli esami preliminari prima di fissare la prima seduta.

La seduta si svolge in sistema chiuso con sacca sterile monouso certificata CE e generatore medicale con analizzatore UV integrato, che consente di verificare la concentrazione effettiva della miscela anziché affidarsi al valore nominale impostato. Il volume ematico trattato è compreso tra 150 e 200 mL e la concentrazione della miscela O₂-O₃ tra 25 e 40 μg/mL, calibrata sul quadro clinico e sulla tolleranza individuale. La miscelazione è controllata e la reinfusione lenta. Al termine è previsto un periodo di osservazione prima della dimissione.

La formazione in emergenza territoriale — l'attività che svolgo con il 118 — ha un peso concreto in questo contesto specifico. Una procedura endovenosa in ambulatorio richiede che il medico sia in grado di riconoscere e gestire una reazione avversa nei primi minuti, con quello che ha a disposizione. Non è la parte della prestazione che il paziente vede, ma è quella che ne determina la sicurezza.

FAQ sulla grande autoemoterapia

C'è un solo accesso venoso al braccio, come in un normale prelievo. L'ago resta in sede per tutta la durata della seduta e non viene rimosso tra il prelievo e la reinfusione. Resti seduto o semisdraiato per circa 30–40 minuti. Al termine, dopo un breve periodo di osservazione, puoi riprendere le normali attività.
Sì, e non è negoziabile. Richiedo emocromo completo e dosaggio della G6PD, perché il favismo è una controindicazione assoluta e spesso il paziente non sa di averlo. In base al quadro clinico posso richiedere anche assetto coagulativo, funzionalità tiroidea e renale. Se qualcuno ti propone una GAE senza esami preliminari, è il caso di porsi qualche domanda.
Un ciclo tipico va da 6 a 10 sedute, con cadenza da una a due volte a settimana. Numero, frequenza e concentrazione della miscela vengono definiti alla prima visita in base al quadro clinico: non esiste un protocollo uguale per tutti, e diffiderei di chi lo propone.
No. Le infiltrazioni portano l'ozono direttamente nel tessuto bersaglio — il disco, l'articolazione, il tendine — e sono l'approccio con la base di evidenza più solida per il dolore muscoloscheletrico localizzato. La grande autoemoterapia agisce per via sistemica e ha indicazioni diverse. Nella maggior parte dei casi di dolore localizzato, la risposta corretta è l'infiltrazione eco-guidata, non la GAE.
È una controindicazione relativa, non assoluta: va valutata caso per caso in base al farmaco, all'indicazione e ai parametri coagulativi. In nessun caso la terapia anticoagulante va sospesa per poter eseguire la seduta senza l'indicazione del medico che l'ha prescritta.
→ Il percorso dopo il trattamento → Ozonoterapia per la fascite plantare → Ecografia muscoloscheletrica e infiltrazioni eco-guidate → Mesoterapia antalgica → Ozonoterapia per l'ernia del disco → Lo studio a Rapallo — come raggiungerlo → Chi sono — Dott. Luca Schiasselloni

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